Sogni d’oro. Non sempre…

Sogni d’oro. Non sempre…

Nell’antichità si credeva che il riposo notturno aprisse le porte a creature magiche, non sempre benevole…
Secondo la tradizione ebraica, per esempio, Lilith, creatura androgina creata prima di Adamo e madre di tutti i demoni, turbava il sonno degli uomini con visioni lussuriose, soprattutto nella notte del sabato, il giorno del riposo sacro. Il “malcapitato” sorrideva durante il sonno.

Ci sono poi i cosiddetti Incubi e Succubi.
Per i Romani l’Incubo (dal latino incubare, “giacere sopra”) era un demone (o un folletto) che si sedeva sul petto del dormiente per turbarne il riposo inducendo cattivi sogni. Veniva associato a Fauno o identificato con altre divinità come Fatuus, Fatuclus e Inuus. Si narra che queste creature indossassero bizzarri cappelli a punta che ogni tanto perdevano durante le incursioni notturne. Riuscendo a impadronirsene, il dormiente guadagnava il potere di scovare tesori nascosti.

Nelle leggende medievali la figura dell’Incubo diventa più malvagia perché si nutre dell’energia dalla persona con cui giace; nella maggior parte dei casi uccide la sua vittima o la lascia moribonda. Nell’alto Medioevo si credeva che gli Incubi concepissero figli con le donne che possedevano e che i bambini avessero poteri magici. Secondo alcuni, mago Merlino era uno di questi bambini.
La versione femminile dell’Incubo è detta Succubo, dal latino succuba (amante) era una creatura dalle fattezze muliebri, altissima e bellissima, che seduceva gli uomini durante il sonno per rubarne il seme, lasciando la vittima moribonda. Gli uomini giovani e prestanti erano anche le vittime preferite dalle lamie, creature simili a vecchie megere che si nutrivano del sangue degli esseri umani per rimanere immortali.

In Sardegna i pastori sostenevano l’esistenza di creature notturne capaci di “disturbare” chi dormiva provocando incubi. Questi esseri erano simili a scheletri muniti di artigli, in alcuni casi assomigliavano a lupi mostruosi come l’ammuntadore, altre volte assumevano l’aspetto di folletti dispettosi.

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