Pet Therapy: l’amicizia che cura (parte 2 – animali e terapie)

Pet Therapy: l’amicizia che cura (parte 2 – animali e terapie)

La definizione di “Pet Therapy” è ormai ampiamente diffusa ma non molti sanno che risale agli anni Sessanta, quando il neuropsichiatra Boris Levinson la coniò ne libro “The dog as co-therapist”, raccontando le sue esperienze di intervento assistito da cani, con bambini autistici. I primi interventi medici con gli animali risalgono però alla fine del Settecento.

Più recentemente la Pet Therapy si è perfezionata ed esistono oggi tre branche specializzate:

 

AAA (Attività Assistite da Animali)

si tratta di interventi ricreativi che hanno lo scopo di migliorare la qualità della vita di particolari soggetti. In questo caso non esistono obiettivi squisitamente terapeutici.

AAE (Educazione Assistita da Animali)

ha lo scopo di incrementare le facoltà cognitive come quelle linguistiche, mnemoniche, di comunicazione non verbale, di rappresentazione mentale e di apprendimento. Si trattamenti che si valutano in base a obiettivi ben definiti.

 

AAT (Terapie Assistite da Animali)

sono attività terapeutiche che si integrano con le consuete metodiche cliniche, con l’obiettivo di migliorare la salute in ambiti o funzioni specifiche. I campi di intervento sono fisici, mentali, emotivi, comportamentali.
Tutto questo viene chiamato zoo antropologia assistenziale, prospettiva secondo cui “l’animale deve essere considerato come alterità, ossia rispettato come soggetto e come diverso ovvero come partner di relazione”. Ed è proprio il valore della relazione (e non quello della “prestazione”) a fungere da principio attivo terapeutico.

 

Gli animali per la Pet Terapy

Se l’animale più in voga è il miglior amico dell’uomo, vale a dire il cane, per la Pet Therapy vengono utilizzati anche gatti, conigli, asini, pappagalli ecc. Discorso a parte merita il cavallo, per il quale esiste una disciplina ad hoc, l’ippoterapia.

 

I benefici del rapporto con gli animali

Il semplice accarezzare un animale calma il battito del cuore e riduce la pressione arteriosa, i benefici non finiscono qui e spaziano dal piano psicologico (avere a che fare con un animale ha effetti positivi su motivazione, autostima, equilibrio mentale) a quello relazionale (integrazione sociale, attaccamento, autocontrollo) alla consapevolezza del proprio corpo.

 

Chi può trarre beneficio dalla Pet Therapy?

Se adottare un animale è qualcosa che può migliorare la vita di qualsiasi persona, le attività di Pet Therapy possono aiutare soggetti con difficoltà di vario tipo: difficoltà relazionali, disordini nello sviluppo, disabilità fisiche, difficoltà linguistiche, ipovisione, sordità, depressione, malati terminali… Non c’è limite di età per le attività con gli animali, dalla prima infanzia alla terza età tutti possono interagire con gioia con un animale.

 

Diventare operatori di Pet Therapy

Se la vostra passione sono gli animali e volete aiutare persone in difficoltà è possibile iniziare un percorso di formazione presso un’associazione riconosciuta o presso un Istituto Zooprofilattico. Recentemente è stato approvato un accordo Stato-Regioni per definire le norme di riferimento sulle attività di zoo antropologia assistenziale. La formazione è necessaria per imparare a rispettare i protocolli operativi, i pazienti e gli animali.

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