Magniflex racconta 5 favole della tradizione Toscana

Magniflex racconta 5 favole della tradizione Toscana

Magniflex oltre a essere un’eccellenza italiana è un’eccellenza toscana. La territorialità, il legame con il luogo di origine è una caratteristica che viene rimarcata costantemente, come elemento di rilievo per la sua storia e per il suo valore. L’azienda è attenta al sonno di tutti e vuole assicurare il buon riposo ai suoi clienti, dai più grandi ai più piccoli e, proprio per loro, ha pensato di suggerire una serie di favole toscane che possono risultare utili ai genitori per addormentare i bambini. Le favole valgono per tutti, anche per chi non è toscano!

 
La Toscana è una terra che da molti spunti per raccontare favole e leggende dal contenuto religioso, epico e anche superstizioso che possono essere di invenzione o basati su storia veritiere e tramandate nei secoli. Quando la mente non arriva a dare spiegazioni logiche agli avvenimenti che accadono, lì subentra l’immaginazione!

 
Così è nata la storia della Spiaggia dell’Innamorata all’isola d’Elba, dove il 14 luglio si assiste alla celebrazione dell’amore tormentato tra Maria e Lorenzo, osteggiati dalla famiglia e costretti a incontrarsi in spiaggia. Nel 1534, quando l’Elba era preda dei pirati, Lorenzo fu fatto prigioniero davanti agli occhi della sua amata che dalla disperazione si gettò in mare non facendo più ritorno. Una storia d’amore dal finale tragico, in pieno stile shakespeariano. Romantica è anche la storia della Bella dai sette veli una ragazza povera e figlia di una strega, destinata a essere sposata da un principe che potrà raggiungere il suo obiettivo solo dopo aver superato una serie di prove ed aver sconfitto la maledizione della madre della giovane.

 
Più strettamente legata alla tradizione toscana è la storia di Buffardello, il folletto dispettoso che abita i boschi della Garfagnana. Conosciuto anche come Linchetto, il folletto si diverte a disturbare il sonno dei bimbi ed è a lui che dobbiamo la colpa quando al mattino ci risvegliamo pieni di nodi ai capelli. A lui piace proprio fare i nodi, inclusi i crini di cavallo, il pelo degli animali e soprattutto le lunghe chiome delle signore che si svegliano con acconciature degne dei migliori parrucchieri.

 
La leggenda toscana prende in prestito novelle anche dal ben più noto Decameron di Boccaccio. La storia di Chichibio e la gru viene raccontata come esempio di golosità e di arguzia. Chichibio, cuoco di una potente famiglia fiorentina, presenta per cena al suo signore una sola coscia di gru, dopo che la seconda era stata donata alla ragazza da lui amata. Di fronte alla richiesta sul pezzo mancante, Chichibio risponde che le gru hanno una zampa sola, come si può vedere dalla posizione che mantengono regolarmente. Per dare conferma della sua teoria, Chichibio accompagna il signore sul lago dove sono solite fermarsi le gru, tutte comodamente adagiate su una zampa sola. Peccato che Currando, uno dei servi, correndo incontro agli animali, provoca rumore e questi, fuggendo in volo spaventati, rivelano la presenza della seconda zampa. Il motto di spirito della novella è racchiusa nella reazione di Chichibio che giustifica la sua affermazione sostenendo che la sera prima, a cena, se il suo padrone avesse gridato, nel piatto di portata si sarebbe materializzata la seconda coscia, il mistero era così risolto.

 
Leggenda molto conosciuta soprattutto in Lucchesia riguarda la strana forma di Ponte del Diavolo nei pressi di Borgo a Mozzano. Si dice che il capocantiere incaricato di costruire il ponte di congiunzione tra le due sponde del Serchio abbia chiesto aiuto al Diavolo per portare a conclusione la sua opera, in cambio della vita della prima persona che lo avrebbe percorso. Mosso da furbizia, il capocantiere, il giorno dell’inaugurazione, decide di sacrificare un cane, facendogli attraversare il ponte per primo. Si narra che Dio, resosi conto dell’inganno, abbia deciso di intervenire per salvare la vita del povero animale, alzando l’arcata centrale del ponte, così che il Diavolo, nel tentativo di afferrare il cane e trascinarlo con sé nel fiume, non ci sarebbe riuscito. Come monito dell’intervento divino, il ponte ha mantenuto questa conformazione che lo rende ben riconoscibile.

 
Queste sono solo alcune delle favole della tradizione toscana, alcune più adatte a essere raccontate per fare addormentare i bambini e per deliziare anche gli adulti con vecchi racconti.

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