L’antisonno: storia dell’uomo che non dormì per 11 giorni

L’antisonno: storia dell’uomo che non dormì per 11 giorni

Randy Gardner, questo il nome del detentore del record mondiale di ore consecutive senza sonno.

Si era nella metà degli anni Sessanta e Gardner, una specie di “secchione”, era alla ricerca di un esperimento in grado di fargli vincere il Salone della Scienza di San Diego.

 

Il primo recordman: Peter Tripp

Prima di Gardner era stato un DJ, Peter Tripp, a stabilire l’inusuale primato del maggior tempo passato senza prendere sonno: 8 giorni. Era il 1959 e Tripp ebbe l’idea di rimanere sveglio per raccogliere fondi di beneficienza. Si assestò in una sorta di “gabbiotto” trasparente a New York e iniziò una diretta radiofonica.

Per i primi 2 giorni le cose andarono bene ma poi gli psicologi e i medici che nel frattempo avevano iniziato a monitorare l’esperimento, rilevarono i primi segni di criticità: Tripp diventava progressivamente più scontroso e al quinto giorno cominciarono le vere e proprie allucinazioni. La cosa interessante – si fa per dire – fu che le allucinazioni seguivano il ritmo del sonno REM, portando il DJ a sognare a occhi aperti ogni 90 minuti: in pratica, ciclicamente, Tripp era sveglio ma il suo cervello stava sognando, in una condizione innaturale che portava a confondere sogno e realtà.

In totale l’istrionico DJ rimase in stato di veglia per quasi 201 ore.
Se inizialmente si pensò, sull’onda delle teorie freudiane, che il nucleo che generava allucinazioni fosse la mancanza del sonno REM (in cui si dovrebbero risolvere desideri e tabù), successivamente fu avanzata l’ipotesi che le allucinazioni di Tripp fossero conseguenze degli stimolanti presi per non dormire.

Dopo poco tempo Tripp cadde in disgrazia, per riprendersi dal punto di vista professionale solo qualche anno dopo.

 

L’esperimento di  Randy Gardner: 11 giorni senza chiudere occhio

Randy Gardner iniziò lo stato di veglia alle 6 di un mattino del dicembre 1964, per concludere dopo 264 ore e impiegare solo 3 secondi ad addormentarsi, una volta reclinata la testa sul guanciale. A quel punto dormì per  14 ore e 40 minuti, con una altissima percentuale di sonno REM. Svegliatosi, andò a scuola.
Cosa successe durante l’esperimento? Innanzitutto c’è da dire che Gardner, al momento del record, aveva 17 anni, contro i 32 di Tripp. Poi è importante tenere presente che il DJ newyorkese  era impegnato non solo contro il sonno ma anche nell’esecuzione di una performance continua 24 ore su 24; è quindi facile comprendere come Gardner abbia avuto facilità a superare il primato. Randy e alcuni compagni decisero quindi di dare il via alla prova e dopo 80 ore furono affiancati da William Dement e George Gulevich, studiosi dei  fenomeni del sonno. Da lì a poco la situazione assunse i toni di un happening con Gardner che non veniva lasciato solo nemmeno in bagno, veniva portato in giro su una cabriolet per essere tenuto desto dall’aria fresca sul viso, veniva sfidato in piccoli match di basket nel cuore della notte, dimenticava il perché non poteva prendere sonno, fino al clou dell’ultima notte in cui si narra di un’epica sfida fra lui e Dement a baseball meccanico (sfida vinta dal giovane, per la cronaca). In tutto questo pare che addirittura Dement stesso sia stato multato perché trovato a guidare in stato di sonnolenza sulla corsia sbagliata…

L’esperienza terminò con una conferenza stampa in cui il ragazzo si dimostrò tranquillo, lucido e affabile.

 

Mancanza di sonno: un record pericoloso

Nel corso dei giorni e degli anni successivi per Gardner non furono riscontrati problemi di alcun genere. Diversa la storia di Tripp, che come detto ebbe un periodo di crisi nei tempi successivi al record (non necessariamente legata alla privazione del sonno). Detto ciò, qualsiasi esperimento sulla limitazione del sonno è potenzialmente pericoloso, sia per gli effetti immediati (già riscontrati ai tempi del primo test scientifico, che risale al 1896), sia per i possibili danni a lungo termine, come dimostrato dai problemi manifestati dagli animali in esperimenti, spesso molto crudeli, sulla povertà del sonno.

 

Gardner o Soini? Chi è il recordman della veglia?

Randy Gadner è ormai una star a livello planetario ma non è il reale detentore del record. Il primatista assoluto è stato per moltissimo tempo il finlandese Toimi Soini (276 ore), noto però solo agli esperti della medicina del sonno; perché questa specie di oblio? Beh, per il motivo appena accennato: è pericoloso. Per questa ragione anche il celebre Guinness dei Primati non accetta più le maratone di veglia. Per la cronaca ci sono altri record segnalati qua e là nel mondo, come quello di Robert McDonald (453 ore e  40 minuti) e quello di Maureen Weston (449 ore).

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