Il tocco… magico: il contatto fisico è molto più di un piacere

Il tocco… magico: il contatto fisico è molto più di un piacere

Fra le cose che più mancano – è esperienza comune – in periodo di divieti sociali e distanziamento forzato, c’è il potersi abbracciare, toccare ed essere toccati. Non si tratta di un piacere, il contatto fisico è un vero e proprio bisogno.

 

Il ruolo della pelle nel contatto fisico

La pelle è l’organo di senso più esteso che abbiamo, è qualcosa che manifesta le emozioni che proviamo (ci sono situazioni che fanno venire i brividi a fior di pelle, in altri casi si arrossisce in volto) ed è un organo che genera emozioni (pensiamo a come possa, una semplice carezza sulla schiena, cambiare lo stato emotivo di chi la riceve). Ci avverte, raggrinzendosi, quando c’è freddo, suda in presenza di caldo eccessivo, indica situazioni di patologia quando appare “malsana” ed è fondamentale nell’esperienza della sessualità. Insomma, la pelle è importante in tantissime situazioni della vita quotidiana. Intuibile il ruolo determinante che può avere nell’abbraccio, nel toccarsi, anche semplicemente con una stretta di mano.
Ricchissima di terminazioni nervose, presenta zone molto sensibili e altre più “ruvide”, la pelle non ha quindi il solo scopo di “contenerci” ma ha la funzione di essere punto di contatto fra noi e il mondo: non solo un piacere ma un bisogno primario.

 

L’esperienza del contatto fisico è importante già al momento della nascita

L’abbraccio, ancor di più: il contatto pelle-a-pelle con un neonato, soddisfa i bisogni emotivi, cerebrali e cognitivi del bambino, getta inoltre le basi per un attaccamento sicuro e una relazione il più profonda possibile fra il genitore (o un generico caregiver) e la creatura che si affaccia alla vita.

 

L’abbraccio come propulsore cognitivo

Le persone che ricevono affetto “fisico” hanno spesso risultati migliori nell’esecuzione di compiti mnemonici o cognitivi. L’area del cervello nota come “corteccia somatosensoriale” è dedicata alla percezione del corpo ma studi recenti ne hanno disvelato il ruolo determinante nell’elaborazione delle emozioni. Assieme all’insula sovrintende a numerose funzioni cognitive, di relazione interpersonale e di auto-consapevolezza. Persone con lesioni cerebrali in queste zone, sono addirittura in difficoltà nel riconoscere le emozioni osservando il viso degli altri. Si capisce quindi come stimolare la corteccia somatosensoriale attraverso il contatto con gli altri, sia fondamentale per una vita sana ed equilibrata; l’abbraccio è allora una sorta di “medicina necessaria”.

 

Le conseguenze della mancanza di contatto fisico

Terribili. La prolungata assenza di contatto fisico ha conseguenze davvero nefaste sulla psiche ma anche sulla salute fisica, conseguenze terribili. Come terribili furono gli esperimenti di Harry Harlow che strappò scimmiette appena nate alle cure delle madri per metterle in isolamento totale anche per 12 mesi, verificando successivamente i danni psicologici e cognitivi creati da questa situazione…

 

Tornare ad abbracciarsi

Tutto sarà normale quando potremo tornare a soddisfare quello che è un bisogno primario come il toccarsi, l’abbracciarsi. Tutto sarà normale quando stringersi la mano non sarà più un tabù, tutto sarà normale quando la necessità psicologica, individuale e sociale di contatto sarà di nuovo parte della vita quotidiana.
Torneremo ad abbracciarci, questo è sicuro. In attesa di quel momento, cerchiamo almeno di dormire come si deve!

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