I ritmi circadiani

I ritmi circadiani

La parola ha un suo, indiscutibile, fascino. Deriva dal latino circa diem, a indicare l’unità di 24 ore ed è usata da fisiologi, psicologi e medici del sonno. Con ritmo circadiano si intende quindi il giorno, unità di tempo in cui si alternano veglia e sonno.

La luce e l’andamento della temperatura esterna influenzano l’organismo, che si sincronizza con il ritmo della Terra per scandire l’orologio biologico. L’intuizione dell’esistenza di un orologio interno risale alla prima metà del 1700, quando Jean-Jacques d’Ortous de Mairan si rese conto che i movimenti delle piante continuavano ad avere ritmi di 24 ore anche quando queste erano tenute al buio.

Gli esseri umani attraversano due fasi durante il sonno:

  • sonno NREM (detto anche lento o ortodosso)
  • sonno REM (detto anche sonno rapido o paradosso), diviso in quattro sottofasi

Queste fasi si alternano in cicli di 60-90 minuti. Il sonno inizia con basse percentuali di sonno rapido, che nel corso della notte aumentano fino a divenire preponderanti verso l’alba.

Per acquisire una corretta scansione sonno/veglia, è fondamentale il primo anno di età, periodo in cui tutta l’organizzazione biologica si ristruttura, passando dalle 12-14 ore di sonno medio a ritmi progressivamente più vicini a quelli degli adulti. A differenza di questi ultimi, i bambini piccoli sono poco sensibili al rumore ma si svegliano soprattutto per fame o stimoli dolorosi.

La qualità del sonno è fondamentale, non si tratta solo di un buon riposo, si tratta di una questione di salute! Durante il sonno, stato fisiologico naturale, la mente si “resetta” ed elimina una enorme mole di informazioni allo scopo di mantenere soltanto quelle più importanti, per non cadere in overload cognitivo. La scarsa qualità (o quantità) di sonno ha effetti che possono essere anche più gravi, sino ad arrivare al diabete di tipo II, attacchi cardiaci, ictus cerebrale e ipertensione. Niente di allarmante però, queste conseguenze arrivano solo dopo una privazione cronica e prolungata del sonno, nessun problema quindi se una volta ogni tanto si passa la notte a vedere vecchi film, studiare o a ballare in discoteca. In questi casi un buon consiglio può essere quello di non modificare l’orario di alzata, per non “sballare” del tutto i ritmi biologici.

A livello internazionale a i disturbi del sonno si classificano in otto categorie maggiori, che comprendono più di 70 diagnosi specifiche, in più due appendici che classificano i disturbi del sonno associati a un disturbo medico o a uno psichiatrico. L’insonnia comunemente detta è quindi solo uno dei diversi disturbi del sonno ma certamente il più frequente.

È possibile quindi classificare i disturbi del sonno in:

  • disturbi primari
    dissonnie (anomalie della quantità, della qualità o del ritmo del sonno)
    parasonnie (comportamenti anomali o eventi fisiopatologici che si presentano durante il sonno, sia in specifiche fasi che nei passaggi sonno-veglia)
  • disturbi legati a disturbi affettivi o di ansia

Nei casi patologici è d’obbligo rivolgersi a uno specialista, per tutti però, migliorare la qualità del sonno è possibile con alcuni accorgimenti:

I ritmi circadiani, come detto, riguardano non solo il sonno ma anche la veglia. Per questo motivo vengono studiati per definire i periodi del giorno più favorevoli per l’allenamento degli atleti.

Decenni di studi sul sonno e i ritmi circadiani sono stati messi in dubbio da una ricerca pubblicata a fine 2012 secondo cui i comportamenti durante il sonno non possono essere studiati in laboratorio: gli stimoli dell’ambiente casalingo sono diversi e i dormienti, pur sopiti, avviano interazioni che ne modificano i comportamenti.

1 Comment On This Topic

  1. […] già avuto modo di parlare dei problemi che derivano dalla mancanza di una giusta quantità di sonno ma evidenze più recenti mettono in luce un legame fra ore di sonno in meno […]


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