Co-sleeping: dormire con i bambini

Co-sleeping: dormire con i bambini

In principio fu il pianto, poi la gioia, poi le poppate e poi le notti insonni. La sceneggiatura è quella tipica di una qualsiasi famiglia, a fare la differenza però è il modo in cui si guarda alle cose e in particolare al sonno.

Se anche in tempi recenti il manualetto del dr. Estivill ha mietuto vittime (Estivill è autore di un metodo “coercitivo” per insegnare ai bambini l’arte del dormire da soli, seguito qualche anno dopo da un testo che ne aggiusta il tiro) regalando ai bambini notti di pianto e ai genitori nervi irritabilissimi, sono molto i genitori che in tutto il mondo optano per il cosiddetto co-sleeping.

Co-sleeping significa dormire assieme e sta a indicare la scelta di far dormire i bambini nel lettone, assieme ai genitori.

Torniamo però al problema, le notti insonni dei genitori. Beh, uno dei motivi per cui questo è un problema è da ricercare nelle aspettative: molti neo-genitori ignorano il fatto che per un bambino è fisiologico svegliarsi più volte durante la notte. Non solo, è una funzione utile perché protegge da eventuali apnee e consente di far fronte agli stimoli della fame. Chi decide di avere un figlio metta quindi in conto notti “diverse” rispetto a quelle che è abituato a passare.

C’è poi da considerare cosa significa addormentarsi, atto che comporta la perdita di coscienza e il simbolico abbandono verso l’ignoto, il momento è quindi delicato, delicatissimo. Ecco perché è importante che i piccoli si sentano accolti e protetti e non siano abbandonati da soli con la vana illusione che questo gli permetta di acquisire un corretto ritmo sonno-veglia.

Dormire nella stessa stanza (il co-sleeping non si restringe al dormire nel medesimo letto) significa rassicurare i propri figli, permettendogli di divenire in futuro bambini più sicuri: “Più al bambino piccolo verrà data la possibilità di stare vicino alla madre quando lo richiede, più sarà capace in seguito di stare da solo“.

Dormendo insieme i cicli di madre e piccolo tendono a entrare in sincronia (avvantaggiando anche le madri per le fasi di allattamento in quanto mamma e bimbo tenderanno a svegliarsi nelle stesse fasi). Idem per il ritmo respiratorio. Anche sotto il profilo dell’olfatto, il dormire in una stanza (o fra le lenzuola) con gli odori di mamma e papà è per il bambino un’esperienza gratificante.

È ovvio però che i bambini, soprattutto i neonati, siano esseri molto delicati, ragion per cui è necessario fare molta attenzione, per esempio evitando di coricarsi con loro se si è bevuto alcol o fumato a ridosso del sonno. Da evitare anche il far dormire i bambini con adulti che non siano i genitori. Attenzione, infine, a non indossare lacci o gioielli a catena troppo lunghi.

Anche il materasso è importante, non solo per garantire un sostegno adeguato alla struttura ossea dei bambini ma anche per permettere una corretta traspirazione e mantenere la temperatura ottimale.

Ciò che è importante sapere, indipendentemente che si opti per il co-sleeping o meno, è che la classica frase “se no poi prende il vizio” è frutto di ignoranza, un’ignoranza che concepisce i bambini come piccoli tiranni e non come esseri che hanno bisogni specifici. Sappiate però che dormire assieme ai propri figli è un’esperienza emotivamente molto ricca e coinvolgente.

Sogni d’oro!

 

photo credit: demandaj via photopin cc

1 Comment On This Topic

  1. […] già avuto modo di parlare del co-sleeping, cioè di quella scelta che molti genitori fanno, decidendo di far dormire i propri figli nel […]


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