Sleep Texting a go-go!

Sleep Texting a go-go!

Abbiamo già affrontato il tema del sonnambulismo, ovvero quel fenomeno che porta certi individui a compiere azioni più o meno complesse durante il sonno. Anche le patologie del sonno si sono adeguate ai tempi e, se prima un sonnambulo poteva fare il caffè, aprire una porta e uscire per strada o addirittura compiere un omicidio, oggi si finisce per spedire SMS e “whatsappare” mentre si dorme.  In realtà qualche anno fa si erano osservati fenomeni di “sleep emailing”, ma lo “sleep texting” è la fattispecie più recente.

Lo sleep texting consiste dunque nell’inviare, in pieno sonno, messaggi dal proprio cellulare a parenti e amici, salvo poi non ricordare niente al mattino… A esserne “colpiti” sono soprattutto i più giovani, abituati a usare il telefonino in ogni momento della vita e per i quali i tasti del telefono (o meglio, il touch-screen) sono ormai un’estensione delle dita.

 

Quali sono le cause dello sleep texting?

Lo stress quotidiano e il non riuscire a portare a compimento i propri compiti durante la giornata possono essere tra le possibili cause, unitamente all’abitudine ripetitiva di “smessaggiare” in continuazione.

 

Messaggi imbarazzanti?

Lo sleep texting può essere decisamente imbarazzante, si corre il rischio di mandare messaggi ambigui a persone al di fuori della propria cerchia di amici stretti, magari al capoufficio o all’ex partner… con conseguenze potenzialmente disastrose per la vita professionale e relazionale. Imbarazzo a parte, le conseguenze dello sleep texting sono più gravi in quanto il fenomeno si manifesta in piena fase REM, interrompendo il riposo. La sistematica assenza di un sonno corretto e profondo è – come ben sappiamo – collegata a disturbi più gravi quali ipertensione e problemi cardiaci.

Secondo il dott. Michael Gelb, esperto di disturbi del sonno, il fenomeno può essere contrastato in un modo molto semplice: “Spegnere il telefono e lasciarlo fuori dalla camera“. Banale ed efficace ma difficile per i giovani smartphone-addicted. In questi casi però spetta alla famiglia intervenire.

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